Come ti psichiatrizzo il procuratore
Aggiornamento: 2 giorni fa

Raffaella Di Marzio e la diagnosi al servizio della difesa del guru
Luigi Corvaglia
Mi sono già occupato in passato di Raffaella Di Marzio. In quell’occasione ne contestavo la mancata comprensione dei concetti criminologici che ella, con sicumera, utilizzava come oggetti contundenti lanciati contro chi osava definire "sette" i gruppi spirituali che commettono abusi. Ora, non è che uno voglia infierire, ma mi tocca notare che la studiosa si è nuovamente esposta, questa volta facendo mostra di capacità di diagnosi psicologica a distanza, senza vedere il soggetto, senza valutare alcuna documentazione e, particolare non secondario, senza essere abilitata a farlo. Va detto che, benché la dottoressa non pratichi la clinica, non sia mai stata psicoterapeuta e sia stata iscritta solo per tre anni all’Albo degli psicologi, non è nuova a spericolate incursioni nell'ermeneutica psicologica, in genere a difesa di dottrine pseudoscientifiche. Lo ha fatto, ad esempio, parlando del bandito Salvatore Giuliano in un articolo agiografico del metodo di Oleg Maltsev, uno pseudoaccademico ucraino finito in galera. Questa volta, però, l'ha fatta grossa. Infatti, difficilmente Salvatore Giuliano avrebbe potuto lamentarsi dell'analisi della Di Marzio, e comunque, era un fuorilegge. Questa volta, invece, la studiosa ha pensato bene di fregiare uno stimato magistrato argentino vivente, col quale ha avuto la stessa frequentazione che ha avuto con Giuliano, cioè nessuna, delle qualifiche di persona priva di empatia, emotivamente fredda (quindi, praticamente uno psicopatico), ossessionata dall’esercizio della propria autorità, con un esasperato senso di onnipotenza e afflitto dalla perdita di contatto con la realtà. Non paga di avergli reso omaggio di tali apprezzamenti, l'autrice chiede che il procuratore venga sottoposto a una valutazione delle condizioni fisiche e mentali e, quantomeno, sospeso dall’incarico. Il procuratore è Fernando Arrigo, titolare dell’accusa nel procedimento argentino contro Konstantin Rudnev, un guru già condannato in Russia per reati sessuali e droga e attualmente imputato in Argentina per tratta di persone aggravata e altri gravi reati.
La sede di questa impegnativa valutazione è la rivista Bitter Winter. Che la esimia studiosa si sia permessa di inusultare in modo così insolente un magistrato nell'esercizio delle sue funzioni mi solleva da qualunque scrupolo che avrebbe potuto frenarmi dall'impulso di riversare su di lei valutazioni altrettanto poco lusinghiere per una siffatta operazione. Descrivere pubblicamente e internazionalmente un magistrato come una persona mentalmente disturbata senza dimostrarlo è già gravissimo. Riservare questo trattamento al magistrato che sostiene l’accusa contro la persona che gode dell' affettuoso impegno della campagna assolutoria alla quale si partecipa è vergognoso. La gigantesca mobilitazione a favore di Rudnev coinvolge organizzazioni controverse ed è costellata di affermazioni discutibili, è vero, ma questo episodio ne rappresenta comunque il punto più basso.
Se mi avventurassi in una diagnosi della dottoressa Di Marzio basandomi solo su quello che ho letto di lei ne ricaverei spunti di certo suggestivi, ma verrei giustamente redarguito dall' Ordine - io vi sono iscritto - per violazione del codice deontologico.
In conclusione, se gli improperi snocciolati contro Arrigo sono intesi come frutto di una valutazione professionale, manca l’esposizione delle basi necessarie a sostenerla; se invece gli insulti vengono intesi come metafore polemiche, il richiamo all’autorità della psicologia serve a regalare loro una credibilità clinica che i dati presentati non giustificano. Il fatto che a giovarsi dell’immagine di un procuratore non nel pieno possesso delle proprie facoltà psichiche sia proprio il leader spirituale per il quale la propria cordata si sta spendendo oltre misura ingenera più di un dubbio sulle motivazioni di una presa di posizione così poco accorta e con così miseri mezzi. Si ha l'impressione che chi consiglia la dottoressa Di Marzio non le voglia bene.




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