Si uccidano i gattini!

Pandemia e scelte morali: Prima Parte Luigi Corvaglia Scena 1: Le forze speciali dei Navy Seals penetrano nel covo afgano di Osama Bin Laden e lo uccidono. E' il 2 Maggio 2011. Nel rifugio viene rinvenuto il computer del leader di Al Quaeda. Quando la CIA ci mette sopra le mani, lo trova pieno di “divertenti video di gattini”. Anche Osama li trovava adorabili. Come tutti. Quando chiesero a Sir Tim Berners-Lee, l’uomo che ha inventato il World Wide Web, quale fosse la cosa per cui non si sarebbe mai aspettato che internet sarebbe stato usato in modo così massivo, molti utenti di Reddit immaginarono che la risposta sarebbe stata il porno, ma Sir Berners-Lee rispose “i gattini” (qui). Infatti, la rete è piena di gattini. Infestata, sarebbe meglio dire. Secondo la CNN, nel 2015 su internet c’erano oltre sei miliardi di immagini o video di gatti. Oggi, considerando la crescita del panorama digitale, sono almeno un miliardo di più. Il brand Purina, leader nel settore del cibo per gatti, ha stimato che il 15% del traffico sul web è correlato ai piccoli felini. Perché? Perché I cervelli umani sono strutturati per rispondere con simpatia e sentimenti di tenerezza ad alcune caratteristiche quali la testa tonda, gli occhi grandi, il naso piccolo, la voce sottile, elementi che alimentano la percezione del senso di fragilità e rendono buffi, tutte cose che si ritrovano anche nei cuccioli umani, i bambini. Infatti, il padre dell’etologia moderna, Konrad Lorenz, definì l'insieme di questi elementi lo “schema bambino” (kinchenschema). L’evoluzione ha così salvaguardato quella che è un’arma di sopravvivenza dei piccoli, cioè l’istintiva pulsione degli adulti a prendersi cura di chi viene percepito tenero e vulnerabile. È stata la fortuna dei gatti. Anche gli anziani presentano alcune delle caratteristiche in grado di attivare sentimenti simili. Gli anziani, infatti, possono tornare a comportarsi in modo goffo e mostrarsi un po' infantili, poiché perdono in sofisticatezza cognitiva e motoria, inoltre sono fragili e la loro testa spelacchiata tende spesso a richiamare la rotondità infantile. Non è quindi un caso che noi tutti riusciamo a seguire un telegiornale pasteggiando senza particolari sussulti all’ascolto di omicidi, massacri, annegamenti di massa di disperati nel mediterraneo, ma veniamo presi da una forte emozione negativa e posseduti da un furore di giustizia non appena veniamo informati di una maestra d’asilo che picchiava i bambini o di un infermiere che maltrattava degli anziani in una casa di riposo. È come se la sofferenza di quelle vittime avesse più valore. Così, quando all’inizio dell’epidemia di COVID-19 i giornali pubblicarono la notizia che nell’accesso alle terapie intensive si sarebbe data la preminenza ai giovani, condannando quindi gli anziani alla morte, l’opinione pubblica ne fu scandalizzata (qui). Sacrificare i poveri vecchietti per salvare i giovani fu visto come una selezione dei più adatti, secondo il modello nazista. Similmente, quando in un primo tempo il premier inglese Boris Johnson annunciò che la Gran Bretagna non avrebbe fatto ricorso al lockdown e che pertanto molti avrebbero perso i loro cari, la parte maggioritaria dell'opinione pubblica, soprattutto nei paesi latini, riversò sul primo ministro britannico la ferocia che solo le persone che fanno mostra del proprio buon cuore sanno manifestare. Scena 2: la sera del 18 Marzo 2018, una donna di nome Eleine Herzog stava spingendo la sua bicicletta nei pressi di un incrocio a Tempe, Arizona, quando un prototipo di auto a guida autonoma di Uber la investì e la uccise. Anche se la causa dell'incidente fu probabilmente un problema tecnico del sensore di riconoscimento dei pedoni, dopo questo incidente, tutte le aziende impegnate nello sviluppo di macchine senza autista si impegnarono a strutturare dei software che permettessero alle vetture di effettuare delle scelte in caso di situazioni problematiche, come attraversamenti improvvisi di pedoni o l'ingestibilità del mezzo a causa di un problema ai freni. Consideriamo ad esempio una situazione in cui qualcuno attraversi fuori dalle strisce pedonali o con il semaforo rosso e una driverless car con a bordo una famiglia con figli piccoli si trovasse all'improvviso davanti questa persona. Come dovrebbe comportarsi l'auto? Rischiare una manovra di emergenza per salvare il pedone, ma mettendo a repentaglio i passeggeri, oppure sacrificare il malcapitato e salvaguardare la famiglia? Questa situazione può essere declinata in centinaia di maniere, mettendo a confronto il sacrificio di poche persone con quello di tante ma anche, e soprattutto, comparando le qualità dei diversi individui coinvolti, cioè giovani e vecchi, donne e uomini, adulti e bambini, animali e umani, persone in forma e persone grasse, ecc. Un gruppo di ricerca del Massachusettes Institute of Technology (MIT) di Boston ha quindi creato una piattaforma denominata Moral Machine, cioè un sito al quale chiunque può tuttora collegarsi per esprimere la propria scelta in ipotetici dilemmi morali che potrebbe trovarsi a risolvere l'intelligenza artificiale di un'autovettura (qui). Il fine dell'esperimento era quello di arrivare ad un un quadro dell’opinione umana su quali decisioni dovrebbero prendere le macchine di fronte a scelte morali, in altri termini, sviluppare in modo collettivo (cioè mediante crowdsourcing) il programma etico della macchina. Dopo oltre due milioni di risposte date da soggetti provenienti da 233 paesi, si è giunti alla conclusione che è meglio che le auto investano i vecchi (si veda qui). Ma come? Poco fa dicevamo che chi fa del male a dei soggetti teneri ed indifesi è un criminale e chi intende sacrificare gli anziani un nazista! Strano...ma non è finita. Nella graduatoria di preferenze circa quali vite risparmiare, l'ultimo posto, cioè quello della vita più sacrificabile in assoluto, è occupato dai gatti! Si, i teneri micetti che rendono languidi i nostri social e ai quali nessuna brava persona farebbe mai del male. Ai felini sono chiaramente preferiti i cani, in terzultima posizione, e perfino i criminali, in penultima. La spiegazione del paradosso è nel fatto che l'effetto emotivo, quello che ci fa apparire mostruosa l'idea di sacrificare i poveri anziani, risponde ad un programma arcaico che coinvolge aree del cervello (amigdala, corteccia cingolata posteriore, corteccia prefrontale mediale) non deputate al calcolo ed alla logica. Ciò è alla base del ragionamento "affettivo" e caldo e ci fa dire cose come "se la prendono con i più fragili" oppure " non si ha riconoscenza nei confronti di chi ha fatto sacrifici per noi". Il ragionamento razionale, anaffettivo e freddo, comporta invece una valutazione comparata di costi e benefici, necessita di informazione circa le variabili in campo e, generalmente, di un commitment, cioè dell'essere chiamati in causa nella scelta. Questa valutazione richiama sul palco altre aeree (corteccia prefrontale dorsolaterale e lobo parietale inferiore) ed è alla base tanto del programma etico venuto fuori dal Moral Machine quanto delle linee guida delle Società scientifiche degli anestesisti e rianimatori. Si tratta, cioè, di decisioni basate sulle probabilità di sopravvivenza del paziente (cioè sul rischio "economico" connesso all'investimento) e del tempo di vita sacrificato rispetto a quello salvaguardato. La scelta effettuata in condizioni di scarsità di risorse di sacrificare gli anziani rispetto ai giovani è in tal caso assolutamente razionale. Infatti, se esiste una sola macchina per la respirazione artificiale e due pazienti che ne necessitano, farla utilizzare al più anziano comporta investirla su una persona che ha minori possibilità di salvarsi la vita e, nel caso più favorevole, garantirgli comunque pochi anni, mentre farne usufruire il più giovane comporta migliori possibilità di guarigione e, conseguentemente, molti più anni di vita salvaguardati. La cosa interessante, però, è che gli stessi individui che riempiono la rete di gattini e che non sarebbero mai in grado di compiere in prima persona una scelta come quelle che vogliono imporre al software delle auto, quando si tratta di delegare il compito ad una fredda macchina pretendono che questa si comporti da macchina, cioè che stenda vecchietti e gattini piuttosto che i giovani. Il nostro decisore ideale è uno psicopatico anaffettivo. I dilemmi posti dall'avvento delle auto a guida autonoma rivestono particolare interesse, perché rappresentano la concretizzazione, ovvero la trasposizione nel mondo reale, di quei rompicapo morali che erano stati considerati per anni come pure ed astratte ipotesi di studio: i "trolley problems". Nel primo scenario proposto, il dilemma prevedeva che qualcuno, passeggiando accanto ad un binario, vedesse arrivare un treno che stava per travolgere cinque persone che passeggiavano sulla linea ferrata. Questa persona non avrebbe potuto in alcun modo avvertire il pilota del treno, ma avrebbe potuto attivare uno scambio tramite una leva e dirottare il treno su una linea collaterale, salvando così i cinque. Sull'altro binario, però, si trovava una persona che sarebbe stata travolta e uccisa. La domanda posta ai soggetti sperimentali era se azionare lo scambio fosse una scelta moralmente buona. La risposta del maggior numero di individui è sempre stata che la decisione di azionare lo scambio era eticamente corretta, perché permetteva di salvare più persone col sacrificio di una sola. Aritmetica. Ciò sembra rispondere ai fondamenti dell'utilitarismo ("è bene ciò che comporta un vantaggio per il maggior numero di persone"). In modo apparentemente incongruo, però, modificare la situazione può alterare questo semplice calcolo. Se, infatti, la persona che si accorge dell'imminente catastrofe non si trovasse più accanto al binario ed alla leva di scambio, ma al di sopra, su un ponte, accanto ad un uomo talmente grasso e pesante da poter frenare la corsa del treno se si fosse interposto fra questo e i cinque incoscienti che passeggiano sul binario, basterebbe spingere giù questo tizio gigantesco per riprodurre l'esito aritmeticamente favorevole di cinque persone salvate ed un deceduto (il tizio grasso, ovviamente). Eppure, davanti a questa ipotesi quasi nessuno si dice disposto a sacrificare l'uomo corpulento. Questo perché nel primo caso, quello del ramo deviato, non ci sentiamo colpevoli della morte del soggetto che vagava sul binario di fianco. Questi è un danno collaterale, assolutamente ininfluente nel determinare l'esito della faccenda (i cinque si sarebbero salvati anche se l'altro binario fosse stato vuoto). Nel caso del grassone, invece, la sua morte è fondamentale nella determinazione dell'esito perché, in pratica, chi lo spinge lo sta utilizzando a tal fine. Questo intervento diretto rende personale ciò che nell'altro caso era impersonale. L'elaborazione delle soluzioni ai due dilemmi vengono infatti processate dalle differenti aree prima indicate che, semplificando, possiamo dire deputate al pensare ed al sentire. Quando "sentiamo", smettiamo di essere utilitaristi e veniamo guidati dal buon vecchio Kant e dal suo "imperativo morale categorico" che recita "gli altri siano il fine non il mezzo delle tue azioni". La ricerca ha dimostrato che le sole persone che rispondono in modo assolutamente simile ai due dilemmi del trolley, dicendosi disposti a spingere giù l'uomo grasso in vista di un fine che sia vantaggioso dal punto di vista contabile, sono quelle con una diagnosi di "psicopatia". Questa è una condizione psicologica che ha fra i tratti caratteristici la mancanza di empatia e la tendenza allo sfruttamento altrui senza provarne senso di colpa. Rimangono però intatte il giudizio e la razionalità. Spingere giù l'uomo grasso è quindi sicuramente razionale in vista dell'efficienza intesa in senso utilitaristico. Nel passare dalla scelta di chi salvare e chi sacrificare in una situazione estemporanea e limitata, che coinvolge solo gli individui coinvolti nella determinazione, alle scelte collettive prodotte dai governi la traduzione è difficile e si rischia di non capire più quale sia l'opzione utilitaristica e dove invece si intrufola Kant. Dal punto di vista clinico, è chiaro che le linee guida che prevedono di intubare i giovani in caso di scarsità di risorse rappresenta un esempio di "ramo deviato", perché la eventuale morte dell'anziano ne è solo una conseguenza non necessaria né desiderata. Non possiamo dire lo stesso delle scelte politiche per la gestione di una pandemia. Si possono schematizzare le due posizioni collettive opposte, quella del distanziamento obbligatorio con blocco delle attività produttive - che chiameremo la posizione dei lucchettari -, e quella del non bloccare nulla e continuare la normale vita produttiva. I lucchettari si muovono nello scenario del ramo deviato, infatti non intendono distruggere l'economia, bensì frenare il contagio. L'affossamento dell'economia ne è una conseguenza non necessaria (benché ovvia), un danno collaterale come la morte dell'uomo che cammina sul binario collaterale. Nel campo, invece, degli apertutisti, troviamo varie posizioni che vanno dal negazionismo della pandemia (posizione che qui non ci interessa) e arrivano all'avventurismo di chi vuole giocare d'azzardo, animato da quel fenomeno che si chiama wishful thinking, cioè un errore cognitivo che tende a immaginare che le cose andranno bene senza tener conto dei dati. Molti però, sono coloro che non sono affatto negazionisti o avventurieri, ma fautori della immunità di gregge. La retorica della mitica "immunità di gregge" che dovrebbe risolvere la pandemia non prevede solo la sacrificabilità delle persone deboli, ma vede proprio la necessità del loro sacrificio, passaggio obbligato perché si attui una selezione delle persone immuni. Nel caso della scelta collettiva, quindi, la risposta psicopatica è questa, quella dell'apertura col sacrificio dei deboli, ma stavolta, non si tratta di sacrificare un anziano piuttosto che un bambino, e nemmeno di un danno collaterale, come nel caso del ramo deviato. I sacrificati sono l'uomo grasso! Quindi, nonostante le apparenze ed i proclami, c'è ben poco di "libertario" nella strategia che rende questo sottogruppo di aperturisti compagni di barricata di anarchici ed estrema destra. Sacrificare gli altri in vista di un vantaggio futuro era nell'agenda di Bin Laden. Anche se amava i gattini. Ovviamente, esiste un'altra prospettiva, che è quella della libertà individuale che si contrappone al paternalismo del bene comune, che fornisce un differente inquadramento delle cose. Se ne parlerà nella seconda parte di questo scritto.

Si uccidano i gattini!