Salò o le 120 giornate di Topolinia

Luigi Corvaglia Una versione di questo articolo è stata pubblicata su MicroMega + il 27 Maggio 2022 Poche settimane prima di morire, Walt Disney dimostrò agli amministratori dello stato della Florida che i mondi fantastici non si limitava a disegnarli. I rappresentanti dello stato del sole avevano infatti ricevuto dagli uffici della Disney un breve film di 24 minuti in cui si presentava un progetto visionario denominato Experimental Prototype COmmunity of Tomorrow (EPCOT), cioè "prototipo di comunità sperimentale di domani". Si trattava di una città ideale privata da costruirsi nel cuore dello stato. La struttura immaginata da Disney avrebbe dovuto ospitare 20.000 persone in una enorme area circolare suddivisa in cerchi concentrici, con al centro una torre di trenta metri circondata di uffici e aree commerciali. Intorno a questo centro dovevano esserci gli edifici pubblici, le scuole e le aree sportive. Le aree residenziali sarebbero state collocate nel cerchio più periferico, dopo una ampia area di verde. Le macchine sarebbero state bandite dalla superficie, relegate a strade sotterranee, mentre i trasporti pubblici sarebbero consistiti in veicoli su monorotaie definiti "People Movers". Si sarebbe potuta costruire una cupola gigante per coprire la città per regolare il clima. Fin qui, il progetto di Disney appare solo una prefigurazione del "new urbanism" degli anni novanta. In realtà, nella sua mente EPCOT doveva essere un banco di prova non solo per l'urbanistica, ma anche per l'organizzazione sociale. Walt Disney affermava: “Sarà una comunità pianificata e controllata, una vetrina per l'industria americana, per la ricerca e le scuole, una opportunità per la cultura e l'istruzione". Il progetto di Walt Disney prevedeva che nessuno degli abitanti fosse proprietario della sua casa, in modo tale che che nessuno potesse legalmente votare, cosa che lasciava alla Disney le mani libere per amministrare la comunità senza il fastidio di indesiderati rappresentanti dei cittadini. L'essere una città privata la metteva anche al riparo dalle ingerenze delle autorità della Florida. La Disney avrebbe avuto controllo totale, stabilito permessi e divieti e perfino il diritto di cittadinanza. Nessuna possibilità di cittadinanza per pensionati o disoccupati. Niente ghetti, solo pulizia ed ordine sociale. Il "prototipo di comunità sperimentale di domani" smette quindi di essere una Topolinia realizzata per assumere gli inquietanti caratteri di una distopia totalitaria in tinta pastello. Ciò è stato notato da molti, e il parallelismo fra EPCOT e la Seahaven del "Truman Show" ipotizzata dal noto film del 1998 viene automatico. Quello che invece pochi hanno sottolineato è la analogia fra il progetto di Disney ed il panopticon di Jeremy Bentham. Ciò a partire dalla medesima struttura topografica radiocentrica. Il filosofo inglese aveva infatti ideato un carcere circolare che permetteva ad un unico guardiano di osservare tutti i prigionieri in qualunque momento. L'elemento peculiare, però, è che i detenuti non dovevano essere in grado di stabilire se erano osservati o meno. Ciò li avrebbe portati a considerare conveniente l'idea di comportarsi sempre partendo dal presupposto di essere osservati. Ne derivava la sensazione interiorizzata della invisibile onniscienza del guardiano. Secondo Bentham, il lungo permanere di questa condizione avrebbe comportato la completa interiorizzazione da parte dei detenuti del retto comportamento, modificando così indelebilmente il loro carattere. Lo stesso filosofo descrisse il panottico come "un nuovo modo per ottenere potere sulla mente, in maniera e quantità mai vista prima". L'idea che la mancanza di un controllo visibile comporti l'autorepressione degli individui e, quindi, l'ordine sociale, ci porta ad un terzo personaggio: lo psicologo Burrhus Skinner. Dai suoi esperimenti di "condizionamento operante" con gatti, topi e piccioni, Skinner trasse l’idea che con appositi "rinforzi" , ovvero "conseguenti positivi del comportamento"- in altre parole, con dei premi -, e "stimoli avversivi", ovvero le punizioni, fosse possibile condizionare empiricamente ogni tipo di comportamento. E’ l'utilizzo strumentale di quel piacere e quel dolore che il teorico del panopticon, Jeremy Bentham, considerava i due "soli signori" dell’uomo. Lungi dal limitarsi a ciò, Skinner si spinse oltre scrivendo un romanzo utopistico che faceva il verso a David Thoureau. Quest’ultimo aveva vissuto la sua utopia nell’isolamento arcadico di Walden, località di campagna vicino a Concord dove poté sfuggire alle norme comunitarie. Quella di Thoureau era quindi una fuga dal controllo (e, diciamolo, dalle tasse). Skinner ha invece descritto nel suo romanzo una società del controllo e lo ha spudoratamente intitolato "Walden Two". Vi si ipotizzava una "società perfetta" in cui tutti individui erano "condizionati" come i suoi piccioni. Egli, inoltre, era convinto che "il controllo della popolazione nel suo insieme dev’essere delegato a specialisti: poliziotti, preti, imprenditori, insegnanti, terapeuti, ecc., che dispongono di rinforzi specializzati e di contingenze di rinforzo codificate". Skinner era esplicito: Uno stato che trasformi tutti i suoi cittadini in spie, o una religione che promuova il concetto di un Dio onniscente, eliminano ogni possibilità di sottrarsi alla punizione e dànno quindi efficacia estrema al sistema punitivo. La gente si comporta bene benché non vi sia una supervisione percepibile" La sovrapponibilità con l'idea benthamiana della modificazione del comportamento tramite la percezione di un controllo invisibile è totale. Quello che Skinner propone è quindi un panopticon universalizzato. Questa condizione sarebbe ideale perché, nelle parole di Skinner, "ovviamente" la libertà "cresce al diminuire dei controlli visibili". Non sappiamo cosa lo psicologo avrebbe pensato nel vedere come rinforzi differenziati a seconda della "abilità nell’obbedire alle leggi" e simili "protocolli di rinforzo ed estinzione del comportamento" informano l'attuale sistema dei "crediti sociali" in Cina. ln quel paese, milioni di telecamere in grado di individuare chiunque in sette minuti grazie a sofisticati software di riconoscimento facciale costituiscono metaforicamente l'occhio onniveggente che Bentham metteva al centro del suo noto schizzo del panopticon. Fin qui, però, si resta nei pressi del discorso abusato sul controllo e la società disciplinare che ha fatto la fortuna di Michel Foucault e dei suoi epigoni. Questi affermavano che anche la società democratica è una istituzione diffusa basata sulla asimmetria di potere (ad esempio, sulla asimmetria "vedere-essere visto"). Qui, invece, si vuole proporre una riflessione nuova che muove dalle stesse basi. Ci chiediamo, cioè, se, nel momento in cui obbedienza e sottomissione non necessitano di una coercizione visibile o di violenza, sia possibile tracciare il limite dell'abuso di potere. Conseguentemente, ci si chiede se può il consenso delle vittime essere un valido indice per definire l'assenza di tale abuso. Per provare a rispondere a questi interrogativi, si introdurrà un ulteriore personaggio, forse il più lontano in assoluto da quel Walt Disney dal quale siamo partiti: Pier Paolo Pasolini. Questi era il più celebrato intellettuale italiano quando nel 1975 si apprestò a dirigere il film "Salò o le 120 giornate di Sodoma". Fine dell'autore era quello di rappresentare l '"anarchia del potere", cioè la capacità del potere di darsi da sé le proprie leggi. Nel film i gerarchi fascisti annunciano ai ragazzi le ferree regole che vigeranno nella villa in cui li hanno rinchiusi, arbitrariamente decise dai gerarchi stessi. Li condurranno quindi in gironi infernali di aberrazione, vizio, perversione e violenza. La cosa interessante è che per la realizzazione di quello che sarebbe diventato il suo testamento intellettuale, Pasolini tenne rinchiusi cast e troupe per mesi in una villa in Toscana. Qui si venne a creare una condizione di dissociazione di gruppo dal mondo esterno ed uno stato mentale peculiare così descritto da una delle persone che presero parte alla pellicola: L'atmosfera particolare incuteva tensione, sembrava quasi irreale, di vivere un'altra realtà, c'era molto silenzio per dare concentrazione a quello che stavamo vivendo e recitando. Nel corso dei mesi poi cresceva da parte nostra una forma di esaltazione, che in queste situazioni ci faceva entrare nei personaggi. Basta vedere come i ragazzi che interpretavano i collaborazionisti alla fine fossero completamente gasati. Non so se bevevano o cosa, ma qualcosa di sinistro era forte in loro, facevano veramente paura. Non dimentichiamo che le riprese sono durate quattro, cinque mesi e alla fine ci eravamo completamente immedesimati. Quando uscivamo dal set sembrava che il mondo fosse un'altra realtà, non quella vera. L'immedesimazione degli attori che interpretavano i fascisti nel loro ruolo di sadici violentatori rendeva gli attori che ne subivano aggressioni ed umiliazioni delle vere vittime. Questo non può che riportare alla mente il celeberrimo esperimento carcerario di Stanford realizzato da Phil Zimbardo nel 1971. L'esperimento prevedeva l'assegnazione casuale, ai volontari che accettarono di parteciparvi, dei ruoli di guardie e prigionieri all'interno di un carcere ricostruito presso l'università californiana. Dopo pochi giorni, i "carcerieri" cominciarono a vessare i "detenuti". Le guardie costrinsero i prigionieri a cantare canzoni oscene, a defecare in secchi che non avevano il permesso di vuotare, a pulire le latrine a mani nude, e così via. La medesima situazione è stata resa in modo umoristico nel film "Train de vie" del 1998 la cui trama prevedeva che un gruppo di ebrei usasse quale stratagemma per sfuggire alla shoah quella di fingersi dei deportati dai nazisti, anch'essi ebrei travestiti, i quali, però, finivano per calarsi troppo bene nella parti degli aguzzini. Gli attori vessati sul set di "Salò" hanno descritto quelle subite quali vere umiliazioni e la loro immedesimazione era tale che più di qualcuno vomitò dopo le scene di coprofagia. Nessuno, però, si è sottratto. Il consenso era validato da un contratto e giustificato dalla retribuzione prevista per la prestazione. Notava giustamente Raffaele Ventura in un articolo su Esquire che "È il suo prestigio d’intellettuale, il suo ruolo particolare nel cuore della società capitalista, ad avere dato a Pasolini il potere di umiliare degli esseri umani; o se volete, di lasciar loro scegliere di farsi umiliare. Salò o le 120 giornate di Sodoma può dunque valere come corrispettivo artistico di un celebre esperimento di psicologia sociale svolto da Stanley Milgram nel 1961". In questa riflessione si descrivono i due aspetti fondamentali della faccenda. Il primo riguarda quello che gli psicologi definiscono il "carisma". Prestigio, potere, cultura, età ponevano il venerato maestro in posizione d'autorità e lo fornivano di elevato potere suggestivo. È poi particolarmente interessante il riferimento a Stanley Milgram. Questi ha dimostrato col suo celeberrimo esperimento che gli individui possono arrivare per pura obbedienza a somministrare scosse elettriche ad alto voltaggio ad un soggetto, anche se lo si vede soffrire terribilmente. Proprio l'esperienza di Milgram, con la sua progressione lenta di obbedienza a disposizioni sempre più lontane da quanto si sarebbe stati inizialmente disposti a seguire, è stata posta da chi scrive il presente testo al centro di un modello di subordinazione indotta nei "gruppi costrittivi". Pensiamo a Scientology, a vari culti orientalisti che hanno guadagnato la cronaca per lo sfruttamento degli adepti, ad aggregati religiosi o politici radicali, a certi gruppi ecclesiali, ma anche ai conventi dai quali emergono sempre più spesso storie di abusi. La cosa riveste particolare interesse, perché vari solerti difensori di tali sodalizi fanno appello esclusivo all'autodeterminazione dei membri e paiono ciechi riguardo ai meccanismi di persuasione e controllo che questa autodeterminazione la inficiano alla radice; meccanismi, peraltro, che sono ben noti alla psicologia sociale. La dissociazione dal mondo esterno, il controllo panottico sul comportamento degli individui, la sottomissione indotta riscontabile in questi aggregati descrivono quella anarchia del potere che Pasolini, per denunciarla, involontariamente realizzò. I difensori dei "micro-fascismi" e dei loro demiurghi, colgono Topolinia e non il panopticon, la Walden di Thoureau e non quella di Skinner. Non si risolve la questione morale delle umiliazioni e dello sfruttamento con la semplicistica scusa del "consenso" iniziale o della libera scelta di ritirarlo. Quando McMurphy, il personaggio interpretato da Jack Nicholson in "Qualcuno volò sul nido del cuculo" , scoprí che la maggior parte dei degenti dell'ospedale psichiatrico in cui venivano vessati era in regime di ricovero volontario, ma non lasciava l’istituzione, comprese la lezione di Etienne de La Boétie: gli uomini si sottopongono volontariamente al potere. Il Truman Burbank del "Truman Show" era libero di lasciare la sua isoletta, ma la paura del mondo esterno che il regista-demiurgo del suo mondo gli aveva indotto lo tratteneva in quello che considerava un rifugio sicuro (Seahaven, appunto). Certo, una società democratica e liberale non può ostacolare la libera associazione e il libero culto, ma deve, pena la perdita dei requisiti di democrazia e libertà, impedire gli abusi di potere, partendo dal diminuire le occasioni perché questi abbiano luogo. L'ostinato impegno di taluni, pronti a censurare il totalitarismo skinneriano cinese, ma diligenti nel difendere i totalitarismi non territoriali in nome di principi che si vendono per "liberali", va nella direzione opposta. Essi difendono un "multiculturalismo" fatto di identità che non intendono adeguarsi ai principi liberali e democratici vigenti al loro esterno. Già in questo risiede l'assurdità della pretesa di difendere questi mondi chiusi - e porre uno scudo per gli abusi di potere che vi hanno luogo - facendo appello ai principi liberal-democratici che essi stessi non riconoscono al loro interno. Lo scontro fra civiltà attualmente in corso è stato schematizzato come quello fra società aperta e dispotismo, ma è paradossale che una società libera non si curi anche dei sovranismi che proliferano nel proprio corpo.

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