Fenomenologia dello sfigato

di Luigi Corvaglia Mia nonna era nata nel 1898, pochi anni dopo l'uccisione di Toro Seduto. Ricordo ancora la mia sorpresa di bambino nello scoprire la vicinanza delle due date. Mia nonna si rifiutò per tutta la vita di chiamare Istanbul quella che per lei rimaneva Costantinopoli. Dire che mia nonna fosse conservatrice è un generoso eufemismo. Era disgustata dai tempi moderni e non perdeva occasione per dimostrarlo augurando, con tutta la carità cristiana di cui faceva vanto, le pene dell'inferno a chiunque avesse avuto l'ardire di mettere in discussione l'ordine tradizionale (femministe in primis). Per me ragazzino, la cosa più curiosa di mia nonna era il linguaggio. Definiva la matita "il lapis" e mi chiedeva se a scuola mi avessero "chiamato a conferire". Per lei Mozart di nome faceva Volfango Amedeo, sfoggiava letture di un certo "Federico Hegel" e lanciava invettive contro quel farabutto di "Carlo Marx". Oggigiorno c'è un tizio che parla esattamente nello stesso modo, pur essendo nato circa un secolo dopo la morte di Toro Seduto. Si chiama Diego Fusaro e le sue vedute sulla famiglia tradizionale combaciano perfettamente con quelle di mia nonna. La cosa singolare è che la prosa ridicola di questo saccente giovanotto dall'aria gesuitica ha la pretesa di portare avanti il discorso di quel "Carlo Marx" che mia nonna considerava un farabutto. Come diceva Cristoforo Colombo, si può "buscar el Levante por el Ponente" e approdare agli stessi lidi partendo da porti diversi. Infatti, la brutta lingua di Fusaro, ampollosa e traboccante di vacui arcaismi e buffi neologismi, gronda dialettica hegeliana (si, quella di Federico) e "coscienza di classe" (qui è Carlo). Il suo pontificare è tutto teso a delineare la modernità come esito doloso del capitalismo internazionalizzato, della globalizzazione, che però lui chiama "mondialismo", come si usa fra fascisti. La cosa è comune in quell'area politica denominata rossobrunismo. "Rossobruni" vengono chiamati gli esponenti di un vasto conglomerato di bipedi i quali difendono posizioni qualunquiste, populiste e sovraniste pretendendo di essere "oltre la Destra e la Sinistra", ma vi svelo un segreto: se parli come un fascista, ti comporti come un fascista, frequenti solo fascisti, beh, sei un fascista. Poi si potrà discutere quanto si vuole sul senso dell'etichetta, non necessariamente collegabile all'esperienza del ventennio italico, ma ciò che è certo è che i tuoi nemici, come per mia nonna, sono la modernità, il liberalismo, la libertà individuale, il positivismo razionalista, i diritti civili. Ecco, per i rossobruni a produrre tutto ciò è il capitalismo, e qui c'è la saldatura con i vetero-marxisti, campioni anch'essi di spregio per l'individuo e la libertà. Fatto è che Fusaro frequenta più Casa Pound che i Centri Sociali di sinistra. Lui, comunque, questo capitalismo "apolide" e globale preferisce chiamarlo "turbo-capitalismo". In verità, per il cerimonioso fustigatore della contemporaneità, tutto ciò che attiene al mondo liberale è "turbo" in senso deteriore, per cui si diverte a coniare con questo prefisso (ma anche con "ultra") nuovi paroloni con la stessa disinvoltura con cui la famiglia dei Barbapapà nominava il proprio mondo col prefisso "barba" (Barbamamma, Barbabella, Barbatrucco, ecc.). Ecco, la lingua di Fusaro è un incrocio fra mia nonna e i Barbapapà, però sotto acido. Un fulgido esempio di questa lingua creativa è questo: L’atomistica liberale mira a dissolvere la famiglia nella pluralità nomade e diasporica degli io irrelati o, in modo convergente, a ridefinirla come mero assemblaggio effimero e a tempo determinato, rispondente in via esclusiva al libero e illimitato desiderio di individui senza residua identità di genere e aspiranti unicamente al plusgodimento cinico. Mia nonna scriveva meglio, con il lapis o col pennino, ma meglio. Almeno si capiva. Traduco: l'autore ci dice che il capitalismo ha ridotto quella che era la società in un "assemblaggio effimero" di persone che mirano solamente alla soddisfazione dei propri desideri. Ci ho messo molto di meno, si badi. Fin qui, ok. La solita chiacchiera pomposa del Fusaro, luoghi comuni con vestiti stordenti. Si faccia però attenzione a quel "plusgodimento cinico" con cui si chiude l'insalata verbale del celebrante. L'assonanza è, ca va sans dire, con il concetto marxiano di plusvalore. Simpatico, peccato che l'ha rubata a Lacan... Ad ogni modo, l'uomo che propone una rilettura fascista di Gramsci e si spella le mani per Putin, l'ultimo difensore della triade Dio, Patria e Famiglia, sta effettuando un parallelismo fra società di mercato e scelte sessuali. Infatti, è bene sapere che nella testa scapigliata ad arte del Fusaro tutto è frutto del piano delle elites economiche per la distruzione della società tradizionale, quella in cui i partner non si sceglievano, per intenderci. Bei tempi. Quelli di mia nonna. Il turbo-pensatore questo tema lo spiega bene (ci mette oltre 400 pagine) nel suo libro Il Nuovo Ordine Erotico. Elogio dell'amore e della famiglia (2018). La metafora, che si immagina brillante, è, come si è detto, quella economica, con sagaci accostamenti, come quello fra il "liberale" ed il "libertino", uno omologo dell'altro perché entrambi nemici delle due entità etiche che egli tanto rimpiange: lo Stato e la famiglia . Il liberista dichiara guerra allo Stato per il proprio profitto economico e il plusvalore, mentre il libertino dichiara guerra alla famiglia in modo di ottenere il profitto sessuale e il plusgodimento. Potrà sembrare un discorso idiota. Vi sbagliate. E' un discorso pericoloso. Infatti, il libro è una vera filippica contro la deregulation sessuale. Si, ha detto "deregulation". Benché, l'insistenza di termini presi in prestito dall'economia possa far sorridere per l'ostinato infantilismo, è ovvia, nella prosa impestata di ragionierismi e filosofia da liceo, una pretesa di regolamentazione della più intima delle scelte, e qui c'è poco da ridere. Per capire quale sia l'orrida via di fuga del socialismo sessuale di Fusaro è fondamentale leggere uno stralcio dell'autore dal quale egli ha, diciamo così, "preso spunto" per la sua metafora mercatista, Michel Houellebecq. Il discusso autore francese esprimeva nel suo L'estensione del dominio della lotta (1994) gli stessi concetti espressi da Fusaro anni dopo, ma molto meglio e con una prosa asciutta e cruda: Come il liberalismo economico incontrollato, e per ragioni analoghe, così il liberalismo sessuale produce fenomeni di depauperamento assoluto. Taluni fanno l'amore ogni giorno; altri lo fanno cinque o sei volte in tutta la vita, oppure mai. Taluni fanno l'amore con decine di donne; altri con nessuna. E' ciò che viene chiamato "legge del mercato". In un sistema economico dove il licenziamento sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare un posto. In un sistema sessuale dove l'adulterio sia proibito, tutti riescono più o meno a trovare il proprio compagno di talamo. In situazione economica perfettamente liberale, c'è chi accumula fortune considerevoli; altri marciscono nella disoccupazione e nella miseria. In situazione sessuale perfettamente liberale, c'è chi ha una vita erotica varia ed eccitante; altri sono ridotti alla masturbazione e alla solitudine. [ ...] Le imprese si disputano alcuni giovani laureati; le femmine si disputano alcuni giovani maschi; i maschi si disputano alcune giovani femmine. (Grassetto mio) Ecco, questi giovani maschi che si disputano giovani femmine e queste giovani femmine che si disputano giovani maschi non vanno bene. Se ne deduce che il vecchio laido che accede ad una attraente giovinetta possa invece essere preferibile. Il sesso fra adulti che si scelgono in base ad incentivi come bellezza, prestanza, sensualità, ecc. sarebbe una stortura del "mercato" che lo ha trasformato in consumo (e, in quanto consumo, volontario...). E i proletari del sesso? I brutti, i puzzoni, gli sfigati, i diversamente attraenti? Le risorse vanno distribuite! Sfigati di tutto il mondo unitevi! La verità è che se Fusaro e Houellebecq intendevano mostrare i guasti della forma mentis mercatista, non potevano fare scelta peggiore di quella della selezione sessuale. Infatti, non esiste ambito in cui è più evidente che lo stato naturale di un sistema umano sia la scelta sulla base di incentivi e in cui sia più evidente l'assurdità di una regolamentazione e implementazione forzosa che tale naturale tendenza contrasti. Qualunque alternativa al lassez faire sarebbe aberrante. Questo vero e proprio boomerang ideologico è chiarissimo se riprendiamo la storica bipartizione fra mezzi economici e mezzi politici proposta da Franz Oppenheimer. L'uomo ha a sua disposizione per ottenere le risorse necessarie a soddisfare i suoi bisogni solo lo scambio sulla base di incentivi reciprocamente gratificanti e la forza, cioè l'esproprio della risorsa senza corrispettivo. I primi sono i mezzi "economici" i secondi sono i mezzi "politici". L'accoppiamento col proprio partner può quindi avvenire tramite queste due vie, ossia la reciproca scelta basata sulla gratificazione (il "liberalismo sessuale") oppure lo stupro. La prima condizione è quella che non piace a Houellebecq e, sembrerebbe, nemmeno a Fusaro. Allora cosa rimane? Rimane solo la forza, non importa se si tratti da quella imposta dallo Stato tramite il proprio monopolio della violenza (la distopia della socializzazione dei corpi) o quella morale di cui sono impregnate la famiglia tradizionale e la società prima del turbo-capitalismo (insomma, quel sistema, per dirla col francese, "in cui l'adulterio sia proibito" o i matrimoni combinati). Una soluzione Houellebeq la propone nella finzione letteraria. Infatti, nel romanzo Sottomissione (2015) l'autore immagina che in una Francia caduta sotto il dominio islamico, il professore universitario sessuomane e corruttore di studentesse che ne è il protagonista si converta molto volentieri ad una religione e ad una ideologia che promette l’egemonia del maschio sulla donna e propone i matrimoni combinati. L’autorità sceglierà le donne per gli uomini (in particolare nella nuova Sorbona islamizzata ogni professore può avere tre o quattro giovani mogli scelte tra le studentesse). Le donne, dal canto loro, accoglieranno con sollievo l’imposizione del velo, sollevate dallo stress di aderire ai canoni estetici occidentali. Le conquiste del femminismo saranno abbandonate senza rimpianto da entrambi i sessi. La volgare società degli individui liberi che scelgono nel "mercato" lascia il posto alla società immutabile che ci dispensa dallo scegliere. Questa distopia che assomiglia molto al Mondo nuovo di Huxley, in cui tutti sono soddisfatti pur sapendo di non essere liberi, sarebbe troppo anche per mia nonna, ma non escludo che lei fosse troppo progressista per Fusaro.

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